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Farò un film!

sinossi

Il panorama delle vicende umane incontra l’uomo con la macchina da presa. Il suo campo da gioco non ha confini, la sua curiosità non ha misura. Personaggi, situazioni e luoghi si accampano nel vissuto di un’umanità che è al contempo colei che vede e la cosa vista. Ma cosa sono gli ultimi giorni di questa umanità? Sono già trascorsi? Sono adesso o da venire? Nell’attesa gli astronauti dell’Atalante, nei loro sogni prometeici, incontrano la propria immagine in una bolla d’acqua. Il pilota spinge il suo bolide alla follia, in soggettiva, tra paura e desiderio. Lungo i tragitti dei piroscafi a mare aperto, una carezza, un affetto. Allo specchio, camera in mano, si verifica, certo sempre incertamente, la propria cattura dentro quella corta, troppo corta, unità di tempo. Ma quello che abbiamo imparato è che non c’è una durata. Tutto quello che toccano diventa tempo, diventa azione, attesa e speranza, ricorda Demetra all’umano affaccendarsi. Frammento di frammenti. Per compiere un gesto che sfugga la malinconia e la giochi in un movimento addirittura impossibile. Il teatro di Marte di Kraus non ha ancora aperto, eravamo occupati ad anarchiviare. E questo dramma non può avere altro spettatore che l’umanità.


APPUNTI INCOMPLETI SULLE FASI

1994. Sul set di «Piccoli orrori» enrico ghezzi esclama: Farò un film!, Marco Melani chiosa nella stessa inquadratura: Si può fare, ma si può anche non fare.

2019. Più di 500 cassette girate da egh negli ultimi trent’anni vengono acquisite, digitalizzate, riviste. Si costituisce un archivio. Ci lavora un manipolo di pittori, filosofi, sensitivi, scienziate del suono e della natura, giovani fiori, lepri dell’editing, incantatori di chiodi, qualche bandito in attesa di giudizio, non mancano né viziosi né informatici. Si incontrano e dicono: Si può fare.

Ma non basta. Occorre aprire una redazione per ultimarlo.
I produttori che si erano interessati alla cosa si mettono le mani ai capelli.
(enrico ride)

– Perché aprire una redazione per completare il montaggio di un film? chiedono.
Perché non ci è mai interessato fare senza vivere, senza amare.
Auguri, dicono.
Arrivederci.

Proponiamo un’economia folle, un’economia della follia.

Chiediamo a chi crede, chiediamo in giro, smuoviamo le acque.
Dopotutto è abbastanza singolare aprire, oggi, uno spazio d’attraversamento libero, che fa palinsesto per mettere in forma un film.

Bene.

Bene, si dice a più voci.

Si aggiunge: A mezzogiorno il cinema morirà.

Benissimo.

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In breve, molto in breve.

Abbiamo iniziato digitalizzando centinaia di ore rilevando un’enormità di immagini, parole, situazioni, persone, luoghi. L’archivio di enrico ghezzi è una cosa rara, dispersa e dispersiva, lo raccontiamo in un testo, il TrattamentoTractatus.

Bastava giusto mettersi in ascolto. Ironia, sarcasmo, maestria del ribaltamento, silenzi, risate. I pomeriggi nel soggiorno di casa Ghezzi si sono disposti a ventaglio. Parole brevi, capriole, scherzo, aperture sconfinate. Facciamo.

Leggeri.

Così la seconda mossa è stata quella di inventarsi una macchina. Una specie di impastatrice per archivi. Si chiama La Macchina che cattura l’eccedenza.

– enrico, che ne pensi?
– È quello che ho sempre voluto fare.
– Ah! Vieni qualche giorno anche tu?
– Verrei tutti i giorni.

E così è stato.

Era giugno 2019 e ci siamo ben divertiti, scoperti, stretti. Analogie, balzi nel tempo.

L’archivio è cresciuto di circa 200 ore (assemblando una macchina con pezzi fermi in magazzini da 20 anni): abbiamo prodotto eccedenza!

Siamo bravi a eccedere, chiosa enrico.

Quel dispositivo orchestrale e corale e simultaneo che è la Macchina ci ha dato un’indicazione precisa che ha preso a germinare. Da quella bellezza dell’ensemble, da quel tutto e nulla insieme, dal quel «Si può fare, ma si può anche non fare» non si può tornare indietro, non si può più prescindere. Si palesa così l’eccedance, l’idea di mettere in ballo una redazione. La pratica dell’eccedere, nell’ambivalente generare esubero e scarto, ha trovato occasione di suggerire una danza, una nuova urgenza di immediato e di rischio, di errore e tenuta, di abilità e coraggio, di fuori e intimità.

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